Down the rabbit hole

Slowly shifting

to unshaped entity

mentally unattached

to the easy path

pinching life

in small sequencies

rebuilding them

repeating “I’m tough”

laugh with me

of me

can’t we stop

laughing at all

a minute of silence

is what we de-

                  -serve

 them well and

let them cheer you

feeding on you

but don’t blame

who cannot go through

a whole lake of

mud and awfulness 

emptiness fills us

with shades

and memories

old theories

all gone

done is the time

‘ve got only myself

to blame

for throwing this life

away

may I see you

once again

before I forget

what I am-

                  -waiting for

will you wait

for me

so we can meet

where you can see

how wicked it was

to follow me

when I don’t know

what year this is

which reality

I’ve been living in.

 

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Vivere e ridere

Non ho più tempo

da sprecare indossando scarpe.

I piedi nudi,

nella terra bagnata,

sulle rocce

taglienti, taglienti

come il vento

freddo sulla nuda pelle.

 

Non ho più tempo

di vestire

la mia anima

con le tue paure,

disavventure

a cui voli incontro,

correndo per fuggire.

 

Non hai più tempo

da perdere ad osservare

il mare,

a respirare,

a guardarti negli occhi,

a stare male.

 

Non ho che tempo

da donare a me stesso,

ad un sasso.

Spesso strato, come corteccia,

tra i piedi e la roccia.

 

Non c’è più tempo

per vivere

e ridere.

 

Vuoto dolore,
esistenza insapore,

perduto

candore
mai avuto

 

tempo.

 

Lampo.

Precario equilibrio

Srotolo lunghe lingue

sgocciolanti saliva schiumosa

su attimi timorosi d’attesa

inaspettata tregua di tempi

più pieni di pavide noie

evolute in sonno di corpo

e mente. Mente sempre

dal basso del suo abisso

coperto da grate su cui acrobati

precario equilibrio trovato passeggiano persi

nella tetra temerarietà di sguardi

volti alla voragine di un cielo notturno

entro il quale lesti pipistrelli

liberi lascian correre vibrazioni

oniriche giungono al mio orecchio

incapace di coglierle lasciando

spazio da riempire con idee destabilizzate da doveri distruttivi

lontane da quella che

                 sotto il sole

                                                      sornione che nel cielo sputa schiaffi

                                                       riverberanti in un cunicolo di specchi

                                                             rivolti a se stessi a chiudere spazi infiniti

                 nel loro vuoto

 risulta essere la comune realtà.

 Immagine

Lune elettriche

Lune elettriche

e nuvole,

buie

di oscuro acciaio

in ancor più nero

cielo.

Luci dalle autostrade,

dai parcheggi vuoti.

Luci dai lampioni,

sui bidoni, della spazzatura.

 

Luce nei parchi,

lungo i vicoli,

Pensieri

più neri

del buio,

sull’asfalto.

 

Lune elettriche.

Dune di deserti

di calcestruzzo,

di mattoni.

 

Gialle lune,

luminose,

lucenti

leggiadre, lune.

 

Sempre buia

la notte,

sulla campagna

nella palude

nella foresta,

dietro la montagna.

Immagine

Tempo

Cresce l’edera

stringendo le travi.

 

Lanterna aperta

dondola nel vento.

 

Lento l’intonaco

si sgretola.

 

Scricchiola

legno

sotto la sua forza.

 

Smorzata, fiamma

si piega

al suo volere.

 

Resta nuda

la pietra

alla sua caduta.

Immagine

Occhi negli occhi

Il latrato di un cane, nel buio della notte.

C’è qualcuno sveglio fuori, nell’aria gelida.

Qualcuno che, come me, cammina il più silenziosamente possibile,

che circospetto attraversa campi, vie e parchi.

 

Il latrato di un cane, nel buio della notte.

Mi riscuoto dai pensieri, giro il cuscino dal lato fresco.

Le ombre dei rami, mossi dal vento, evocano sul soffitto un danza macabra.

 

Quel cane non vuol tacere.

M’alzo nudo, dal letto tiepido, nella stanza buia.

Mi vesto rapido e in silenzio giro la chiave nella serratura.

Abbaia ancora, il cane: sono io a guardarlo ringhiare.

Occhi negli occhi